sabato 17 dicembre 2005

Il "caso Arese": un'occasione gettata alle ortiche da Romiti

A. A.

Sotto l'albero di un Natale che alla Fiat sembra durare 365 giorni all'anno, negli anni Ottanta l'allora potentissimo amministratore delegato, Cesare Romiti, trovò nientemeno che l'Alfa Romeo di Arese (Milano). Franco Viezzoli, presidente di Finmeccanica, gliela offrì su un piatto d'argento: gratis, e con annessa dote di 500 miliardi di lire. Ma Romiti fece il gran rifiuto. Intervenne così la Ford, che già mirava ad un accordo con la casa torinese per creare insieme ad essa il maggiore gruppo automobilistico d'Europa. Unica condizione: gli americani avrebbero avuto la supremazia azionaria. Condizione inaccettabile per Romiti, che prima gettò alle ortiche la proposta Ford di fusione e poi, quando la casa americana presentò formale richiesta d'acquisto per il gioiello di Arese, decise di tagliarle la strada e strapparle l'affare. Solo che, nel frattempo, il pacco-dono di Viezzoli era sfumato: l'acquisizione dell'Alfa avrebbe così comportato una spesa, pari a 450 miliardi. Ma lo Stato non lasciò sola la Fiat neanche allora (e quando mai...): concesse al Gruppo di pagare a rate, e senza interessi, in un arco di tempo tanto lungo da arrivare a ridosso del nuovo secolo. Debito che, tra l'altro, Fiat non ha mai finito di pagare. Su quello che Fiat ha poi fatto dell'Alfa, così si è espresso il segretario della Lega Lombarda e presidente della Commissione Bilancio della Camera, Giancarlo Giorgetti: "La privatizzazione all'italiana del 1987 a favore della Fiat si è risolta nel progressivo smantellamento di un'impresa che è parte essenziale del tessuto produttivo lombardo. In questi 15 anni abbiamo visto soltanto licenziamenti, cassa integrazione, prepensionamenti, mobilità, finanziamenti pubblici per progetti fantasma, come ad esempio l'auto elettrica mai realizzata, spreco di fondi europei, statali e regionali". Arese non è poi così lontana dalla casa-madre.